Interdittiva antimafia nei giochi pubblici: il TAR Veneto conferma

interdittiva antimafia nei giochi pubblici - immagine illustrativa Games Network

L’interdittiva antimafia nei giochi pubblici è stata confermata dal TAR Veneto in un caso che coinvolge una società attiva nella somministrazione di alimenti e bevande e operante anche nel comparto dei giochi pubblici. La decisione ribadisce la natura preventiva di questo strumento e il rilievo attribuito a reti societarie, rapporti familiari e frequentazioni considerate stabili con soggetti riconducibili ad ambienti criminali. In questo articolo riepiloghiamo i passaggi principali della sentenza e le ricadute operative per la filiera.

TAR Veneto: interdittiva antimafia nei giochi pubblici confermata

Secondo quanto riferito nell’approfondimento pubblicato da AGIMEG, il procedimento è stato avviato a seguito della consultazione, da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (sede di Venezia), della Banca dati nazionale unica della documentazione antimafia per acquisire la certificazione relativa alla società. La Prefettura di Venezia ha adottato l’informazione interdittiva valorizzando l’inserimento dell’impresa in una rete familiare di aziende con più sedi, nonché la presenza di legami e frequentazioni ritenuti non occasionali con soggetti collegati ad ambienti della criminalità organizzata. La Prima Sezione del TAR ha giudicato ragionevole la valutazione prefettizia e ha respinto il ricorso della società.

Le generalità delle persone e della società interessate risultano oscurate nella sentenza. In fase cautelare, il TAR aveva consentito la sola prosecuzione dei contratti con la Pubblica Amministrazione già in essere al momento dell’interdittiva; con la decisione di merito, il ricorso è stato respinto e le spese compensate.

Il criterio del “più probabile che non” e il ruolo dei legami familiari

I giudici amministrativi hanno richiamato la funzione preventiva dell’informazione antimafia: non occorre la prova piena di un’infiltrazione né una condanna penale definitiva. È sufficiente un quadro indiziario complessivo, basato su elementi gravi, precisi e concordanti, valutati secondo il criterio del “più probabile che non”.

La sentenza sottolinea che gli elementi devono essere letti nella loro connessione e che possono assumere rilievo anche i rapporti di parentela quando, per natura e intensità, uniti agli altri dati disponibili, rendano plausibile un’influenza indiretta sulle decisioni aziendali.

Self-cleaning 231 e prevenzione collaborativa: quando non bastano

La società ricorrente ha rappresentato di aver licenziato alcuni dipendenti e di aver adottato un modello di organizzazione, gestione e controllo ai sensi del d.lgs. 231/2001, nominando anche un organismo di vigilanza esterno. Il TAR rileva che la Prefettura ha potuto ritenere tali misure non sufficienti a neutralizzare il rischio, anche alla luce di ulteriori collegamenti familiari rimasti nella compagine.

È stata inoltre ritenuta legittima la mancata applicazione delle misure di prevenzione collaborativa previste dall’articolo 94-bis del Codice antimafia, poiché presuppongono un’agevolazione soltanto occasionale. Nel caso di specie, il quadro indiziario descriveva collegamenti fitti, consolidati e non episodici.

Accesso agli atti e diritto di difesa nel procedimento antimafia

Il TAR ha respinto anche la censura sul diniego di accesso a parte degli atti istruttori. Pur richiamando l’obbligo dell’Amministrazione di bilanciare esigenze di sicurezza pubblica e difesa, il Collegio ha ritenuto sufficiente, nel caso esaminato, il preavviso motivato di interdittiva e la possibilità per l’impresa di presentare memorie e di essere ascoltata.

Le informazioni istituzionali sulla disciplina dell’informazione antimafia prevista dall’articolo 91 del d.lgs. 159/2011 sono disponibili sui canali ufficiali delle Prefetture.

Perché la decisione conta per operatori e filiera dei giochi

La conferma dell’interdittiva antimafia nei giochi pubblici è rilevante per concessionari, gestori e punti vendita collegati alla filiera, perché ribadisce che:

  • il perimetro valutativo è ampio e guarda alla complessiva esposizione al rischio di condizionamento mafioso;
  • la governance e i legami personali possono incidere sulla percezione del rischio, anche in assenza di condanne definitive;
  • misure di self-cleaning e modelli 231, se non accompagnati da un’effettiva rimozione dei fattori di rischio, possono risultare insufficienti;
  • le misure di prevenzione collaborativa si applicano solo quando l’agevolazione è occasionale e non consolidata.

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