Riordino del gioco pubblico fisico: perché è bloccato e le sette mosse per ripartire

riordino del gioco pubblico fisico - immagine illustrativa Games Network

Il riordino del gioco pubblico fisico è fermo: il termine previsto dalla Legge delega n. 111/2023 è scaduto senza che la riforma territoriale sia stata attuata. L’allarme, rilanciato da Geronimo Cardia durante i Forbes Italia & SiGMA Talks “Vision 2030” in Campidoglio, riporta l’attenzione su un tema che incide su tutela della salute, presidio di legalità, gettito erariale e stabilità occupazionale. In questo articolo analizziamo perché il percorso si è inceppato e quali sono le sette mosse proposte per sbloccarlo.

Stato dell’arte del riordino del gioco pubblico fisico

Secondo quanto riferito, la componente fisica del comparto – pur rappresentando una quota rilevante del mercato – non ha beneficiato del riordino previsto dalla delega fiscale. L’assenza di una cornice uniforme lascia irrisolte criticità operative e regolatorie che si trascinano da anni, con effetti a catena su operatori, punti vendita e amministrazioni locali.

Distanziometri, limiti orari e parametri fiscali: le cause del blocco

Il blocco affonda le radici in una stratificazione di norme locali introdotte nel tempo da Regioni, Province autonome e numerosi Comuni. I distanziometri e le restrizioni orarie gioco hanno spesso assunto carattere espulsivo per la rete legale. A questo si aggiungono parametri di gioco e di tassazione disallineati, che la delega non ha ancora armonizzato.

Come riferisce AGIMEG, i dati che saranno illustrati al Forum Acadi del 7 ottobre indicano una contrazione del gettito, dell’occupazione, dei Comuni presidiati e del numero di imprese attive. Le conseguenze non sono soltanto economiche: la compressione dell’offerta legale riduce la capacità di presidiare il territorio e di attuare politiche efficaci di prevenzione e tutela.

Bandi bloccati e proroghe: il paradosso istituzionale

Un effetto collaterale decisivo è lo stallo dei nuovi bandi di gara: con regole espulsive su distanze e orari, i futuri concessionari rischiano di non trovare spazi idonei per aprire o mantenere i punti vendita. Il risultato è il perpetuarsi delle proroga concessioni scadute, in attesa di condizioni praticabili. Nel frattempo, una parte della domanda può spostarsi verso canali con minore pressione fiscale o – nel peggiore dei casi – verso il mercato non autorizzato, erodendo il mercato del gioco legale e il gettito erariale.

Le sette mosse proposte da Geronimo Cardia

Per uscire dall’impasse, Cardia ha delineato un’agenda operativa articolata in sette azioni immediate e di sistema:

  • Proroghe non onerose delle concessioni in scadenza, per traghettare il settore verso la riforma.
  • Misure ponte sugli apparecchi: riduzione del prelievo per riallineare il payout, ripristino della vincita massima a 200 euro, puntata limite a 2 euro e avvio rapido della sperimentazione su nuove AWP e VLT.
  • Tavoli tecnici permanenti sotto la regia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) per definire le caratteristiche delle macchine di nuova generazione, includendo tecnologie evolute di prevenzione del DGA.
  • Difesa fiscale e valutazioni d’impatto: stop ai rincari ricorrenti e introduzione di analisi preventive estese a canali e prodotti.
  • Supporto giurisdizionale di ADM ad adiuvandum nei contenziosi contro limiti comunali e regionali su distanze e orari.
  • Analisi delle concentrazioni di mercato: monitoraggio di fusioni e acquisizioni, con attenzione alle interazioni fra online e territorio.
  • Consulta permanente con le associazioni di categoria, per evitare che le norme restino inattuate.

Impatto su rete legale, imprese e interessi pubblici

Lo stallo produce un effetto domino su più fronti: sostenibilità delle imprese, continuità occupazionale, presidio della legalità e stabilità del gettito. Una rete fisica regolata e sostenibile è un tassello della protezione del giocatore e della lotta all’illegalità, obiettivi difficili da perseguire se la distribuzione legale arretra.

In questo quadro, la proposta di intervento su tecnica di gioco, fiscalità e governance punta a ridare prevedibilità agli investimenti e a rafforzare il coordinamento tra livelli istituzionali. La citazione riportata da AGIMEG – «la paralisi normativa è il vero fattore di rischio» – riassume bene il nodo: l’incertezza disincentiva piani industriali, riduce la copertura territoriale e, alla lunga, indebolisce la capacità di controllo pubblico.

Perché il tema interessa anche affiliati, tipster e publisher

Pur riguardando la rete fisica, il riordino ha riflessi per gli operatori digitali e la filiera dell’affiliate marketing. Se il canale terrestre si contrae o vive in proroga, l’equilibrio tra acquisizione retail e online può spostarsi e modificare i comportamenti di consumo. Per chi gestisce community, media verticali o canali social, ciò significa:

  • monitorare l’evoluzione normativa per calibrare messaggi e pianificazione editoriale;
  • porre attenzione alla compliance nelle campagne, specie nei territori con regole locali stringenti;
  • dialogare con operatori che investono su responsabilità, tracciamento e tutela del giocatore;
  • valutare con razionalità l’allocazione degli sforzi tra prodotti e canali, evitando derive non autorizzate.

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Prossime tappe e dove informarsi

I dati che quantificano contrazione del gettito, dell’occupazione e della presenza legale saranno illustrati al Forum Acadi del 7 ottobre. Per un quadro completo del dibattito e delle proposte – incluse le sette mosse di Cardia – rimandiamo all’approfondimento pubblicato da AGIMEG citato sopra. Per seguire l’evoluzione normativa e le sue ricadute sul settore iGaming, visita gli approfondimenti del nostro blog.


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